Aprire una partita IVA: dai primi passi a come funziona la fatturazione

Esercitare la libera professione oppure avviare un’impresa individuale o con dipendenti richiede un passaggio fondamentale: l’apertura della partita Iva.
Per registrarsi e ottenere il codice che identifica la propria attività è necessario seguire alcune procedure previste dalle normative, in modo da eseguire ogni passaggio nella maniera corretta. Serve sicuramente un po’ di attenzione per superare senza problemi gli obblighi burocratici. Per iniziare a lavorare in modo autonomo oppure per iniziare a operare con la propria azienda è bene iniziare con la definizione della propria categoria professionale, quella di cui si fa parte: imprenditore o professionista.

Bisogna tenere presente che la partita Iva va aperta in ogni caso quando si superano i 5 mila euro di reddito per prestazione occasionale o quando si inizia a lavorare senza un contratto dipendente generando un reddito che supera tale limite. Se ad esempio si opera online e si vendono prodotti oppure si ha un sito che genera introiti dovuti alla pubblicità ospitata, è necessario aprire un’impresa. La vendita di servizi, ad esempio, rientra nella categoria dei commercianti e imprenditori. Le consulenze offerte online o nella maniera tradizionale sono parte delle attività rientranti nella categoria dei liberi professionisti.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate si trova una lista delle attività, con appositi codici che indicano in maniera specifica i diversi settori economici. Va fatta una scelta del codice o dei codici più appropriati ai servizi o ai prodotti offerti, in relazione alla tipologia di impresa si intenda aprire. Una volta individuato l’ambito, si provvede a compilare il formulario fornito dall’Agenzia per presentare istanza di partita Iva. Bisogna verificare anche di essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge per le differenti attività. Infatti alcune professioni prevedono abilitazioni, titoli di studio e certificazioni specifiche. Inoltre potrebbero essere richieste autorizzazioni da parte del Comune o dell’autorità di Pubblica Sicurezza, ad esempio per la vendita di armi, la somministrazione di alcolici e così via.

Questi aspetti costituiscono il primo step da attuare per instradare l’iter dell’apertura della partita Iva. Scegliere l’ambito in cui si opera è molto importante. Successivamente bisogna pensare a redigere un piano dettagliato di cosa si intende fare, in modo da avere le idee chiare sui passi da seguire per far funzionare la propria attività al meglio e conquistare i clienti.

L’idea imprenditoriale deve essere corredata di un business plan che individui la clientela, la strategia per promuovere prodotti o servizi e le azioni da compiere per arrivare a fornire la propria offerta agli acquirenti, siano essi privati o aziende.

Avere un business plan aiuta a verificare la fattibilità e la sostenibilità dell’idea. Infatti aprire una partita Iva comporta dei costi e per questo è bene essere certi di saper far fronte alle varie incombenze fiscali e finanziarie. É altrettanto importante decidere quando registrare l’impresa, perché le scadenze per il pagamento di tasse e imposte si basa su periodi precisi. Per questa ragione è meglio avere la certezza di registrare i primi incassi per far fronte alle spese necessarie e previste dalle normative fiscali.

Scelta la forma sociale per lo svolgimento dell’attività, si deve decidere il codice Ateco specifico per la professione svolta e quindi individuare il regime fiscale più adatto, da cui scaturiranno obblighi contabili ed eventuali agevolazioni riferite all’ammontare degli introiti. La pianificazione fiscale permette di conoscere con precisione quali sono le imposte e le tasse da pagare annualmente: Irpef, Inps, Inail, Registro delle Imprese e altre. Ci si avvia così verso la prima meta: l’apertura della partita Iva.

Il quarto step riguarda la Comunicazione Unica che avviene telematicamente. Si tratta della trasmissione della domanda e della documentazione all’Agenzia delle Entrate attraverso sistemi online. Si apre la partita Iva come imprenditore o libero professionista, quindi si apre la posizione Inps per l’assicurazione necessaria allo svolgimento dell’attività. Se si lavora come imprenditori si deve fare riferimento alla Gestione Commercianti, mentre i liberi professionisti si riferiscono alla Gestione Separata.

Nel caso si intenda assumere dei dipendenti, si deve provvedere a fare l’iscrizione all’Inail. A questo punto restano due ulteriori passaggi burocratici: l’iscrizione al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio e la presentazione degli atti al Comune in cui si svolge l’attività, nel caso vi sia un obbligo normativo in tal proposito. Solitamente si deve informare il Comune attraverso la Scia per determinate tipologie di imprese. Tutti questi obblighi di legge corrispondono ad alcuni costi che vanno calcolati nel budget.

A incidere sulle spese da sostenere è la forma sociale scelta e quindi l’investimento sui beni materiali e immateriali necessario per svolgere l’attività. Ci sono comunque costi fissi che dipendono dalle diverse registrazioni. Nel caso si apra un’attività commerciale e si abbia una partita Iva come ditta individuale, si devono pagare i diritti di segreteria al Comune per presentare la Scia, circa 100 euro per essere iscritti al Registro delle Imprese e quindi i diritti annuali: 18 euro di diritti di segreteria; 17,50 euro di marca da bollo; 60 euro di diritto della Camera di Commercio.

Per i professionisti ci sono le spese per l’iscrizione alla cassa previdenziale del settore e le tasse applicate dal regime prescelto. Ci sono tassazioni agevolate, ma dipende dal volume di affari e dal tipo di attività svolta. Rivolgersi al commercialista aiuta per definire correttamente i calcoli e i documenti da presentare, ma in questo caso si deve mettere in conto la sua parcella. Se non si superano i 30 mila euro annuali, si ottiene una riduzione del 35% sui contributi previdenziali, non si è assoggettati agli studi di settore e quindi non bisogna tenere alcun registro Iva. Si tratta del regime forfettario. Ogni sistema prevede indicazioni diverse sulla predisposizione delle fatture da fornire ai clienti, ma su questo, oltre alle norme, c’è un aiuto concreto. Ci sono i software dedicati alla fatturazione che permettono in pochi e semplici passaggi di preparare i documenti nella maniera corretta.

Ogni impresa ha le sue caratteristiche, quindi si devono impostare i documenti fiscali in modo da riportare esattamente i dati relativi all’azienda o al professionista che emette, al destinatario, alla descrizione dei servizi o dei prodotti venduti, nonché delle informazioni sul regime fiscale applicato laddove necessario.

Il programma informatico rappresenta la soluzione ideale per chi deve emettere delle fatture, perché permette di automatizzare il processo e di velocizzarlo, rispondendo anche alle disposizioni sulle fatture elettroniche.

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